L’Accademia di Francia ospita dal 24 gennaio una personale di Beatrice Caracciolo. L’artista, che vive e lavora prevalentemente a Parigi, presenta nelle Gallerie e nell’Atelier del Bosco un excursus della sua ricerca attraverso opere provenienti da collezioni private. Dai disegni al tratto ai collages, dagli zinchi ai Water Marks fino alle recenti serie Kosova e Riots. Costante della sua ricerca, seppur caratterizzata da una molteplicità di linguaggi è “l’ossessione” per il trascorrere del tempo, che l’artista “ferma” in segni e tracce imprigionati nei diversi supporti in ripetuti strati. Veloce il pensiero corre, come dice il curatore Olivier Berggruen, ai resti archeologici, testimoni di un’era e della stratificazione della storia, ragion per cui lo stesso curatore parla di “archeologia dell’intervento artistico”. Ciò che colpisce delle opere della Caracciolo sono anche i tratti tumultuosi, energici e nervosi che abitano le sue opere, anch’esse risultato di un complesso processo per cui il foglio di carta è modificato dall’applicazione di pigmenti bianchi, ocra, grigi e in seguito immerso nell’acqua, prima di essere ricoperto da linee tracciate con la matita grassa. L’opera come processo, racchiude tutte le fasi del lavoro, tutti i sentimenti e le emozioni dell’artista; è una somma di esperienze, di prove e di ripensamenti, rilevabile tanto nei suoi collage dai tratti ingarbugliati, quanto negli zinchi e nei recenti Riots. Il risultato è un’opera di grande dinamicità e forza emotiva.
Antonella Veracchi
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